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sabato 20 ottobre 2012

Nell'attesa

Ieri ho inviato un mio racconto per un concorso. Ansia. Se verrà rifiutato (come temo per svariati motivi), lo pubblicherò sul blog. Continuo a controllare le email anche se è sabato pomeriggio e risulta, quindi, totalmente inutile. Sarà una delle rare volte in cui attenderò il Lunedì con trepidazione. Cosa riescono a farti fare un mucchio di parole. 
Qualche settimana fa, invece, sono andata alla mostra di Renoir a Pavia. I quadri esposti non sono tra i più noti, ma resta incredibile la pace che l'Impressionismo riesce a trasmette.


Les collettes - Renoir

L'Arancione entrò nella sala seguito da tutte le sue Sfumature. Il Bianco e il Nero erano seduti davanti a un' enorme vetrata. Il Blu si stava chiedendo dove fosse il Rosso: non era entrato con suo fratello. Il Verde era appoggiato a una colonna con aria annoiata. Il Giallo arrivò di corsa e si scusò per il ritardo. Il Rosa parlava a bassa voce con il Grigio, tutti gli altri stavano in silenzio e aspettavano. Nessuno di loro sapeva il motivo di quella riunione. Il Nero fece chiudere le porte e si innervosì quando notò che il Rosso mancava. Il Bianco cercò di calmarlo e prese la parola. Spiegò che si trovavano tutti lì perché c'era da dipingere un'ultima tela. Ognuno di loro avrebbe dovuto chiamare le sue Sfumature e insieme avrebbero deciso il disegno. All'improvviso la porta si aprì e il Rosso entrò lento. Si fermò in mezzo agli altri, ma non si scusò. Portava un' idea. Un'idea per la loro ultima opera d'arte. Lo ascoltarono tutti in silenzio e, quando concluse il suo discorso, ognuno sapeva esattamente cosa avrebbe dovuto fare.

B.

martedì 9 ottobre 2012

Fotogrammi

Dopo cibo e stelle, oggi parlo di film (grazie Ioboh) e l'esperimento continua.
Ho scelto una pellicola per cui, mi sono ricordata poi, avevo scritto una recensione per un concorso.
Voglio partire dalle parole che avevo scelto quella volta:

"Torna la poesia che Gus Van Sant aveva così abilmente espresso in "Will Hunting" e "Scoprendo Forrester": la pellicola scivola sullo schermo, ma si imprime nel cuore. Una storia d'amore in cui nulla è scontato e melenso. A tratti malinconica, si oppone alla morte ed è, allo stesso tempo, a lei abilmente intrecciata. Enoch (Henry Hopper) partecipa ai funerali di estranei per riempire il vuoto causato dal non aver potuto assistere a quelli dei suoi genitori, Annabel (Mia Wasikowska) è malata. Insieme addomesticano la morte. Avvicinandola, la allontanano: quando alla fine essa arriva, è una morte che non è più tale, è una morte a base di "cheeseburger e milkshake". A modo loro, riescono nell'eroica impresa di beffarla. Note dolci accompagnano le scene e si amalgamano alla scelta della fotografia: tutto è in equilibrio, un utopico equilibrio tra amore e morte, che trova la sua espressione in Hiroshi (Ryo Kase), amico immaginario e fantasma innamorato. Le immagini emozionano: si ammira la dedizione di Enoch e ci si inchina al coraggio di Annabel. Presentato alla 64ª edizione del Festival di Cannes, "L'amore che resta", è uno di quei film che non si sporcherà mai a causa dell'eccessiva notorietà."

Avrei potuto scegliere tra molti altri titoli: vi sono davvero tanti film che mi hanno lasciato qualcosa e che riguardo volentieri. Ho optato per questo perché vorrei che le mie parole inducano, in chi legge, la voglia di vederlo. È una di quelle pellicole che senti il piacere di consigliare. E poi, credo che sia un film adatto a tutti (i maschi non si lascino ingannare dal titolo). Sono stata a pensare un po' per trovarne uno che rispondesse a tutti questi requisiti e che, allo stesso tempo, mi fosse piaciuto davvero. Sebbene la trama sia triste, le immagini donano  pace. È (anche) una storia d'amore e forse, basterebbe ciò per giustificare il perché questo film mi faccia sentire bene. Ma va molto oltre. È poesia.

B.