Parcheggiai la macchina davanti alla bottega di Anna e corsi
dentro senza nemmeno aspettare ?.
“Buongiorno cara! Sei venuta per i pantaloni? Mi...”
Non la feci nemmeno finire.
“No, non sono venuta per quelli! Non sono mai venuta per
quelli!”
Mentre cercava di capire il senso delle mie parole, ? ci
raggiunse e lei sembrò ancora più sorpresa.
“Lui...”
“Lui?”
Ripetei.
“Lui assomiglia così tanto a una persona che conoscevo.”
? si presentò, ma prima che potesse dire qualsiasi altra
cosa, mi intromisi.
“Assomiglia al forestiero di tanti anni fa, vero? E’ suo
nipote, Anna. Voleva cercare la donna che suo nonno ha amato ed è giunto fino a
qui. E la donna che suo nonno ha amato era mia zia. Ma tu questo già lo sai. Lo
sai meglio di chiunque altro.”
“Mi devo sedere.”
Fu l’unica cosa che disse. Si avvicinò alla sedia accanto
alla macchina da cucire e si sistemò piano. ? la guardava impaziente, ma non
dovette aspettare a lungo.
“Il forestiero, come qui piace chiamarlo a tutti, giunse una
mattina di Giugno. Tua zia ed io eravamo nei campi a raccogliere fiori e lo
vedemmo arrivare. Insospettite, ci stavamo per allontanare, ma quando lui si
avvicinò, percepimmo che non avevamo nulla da temere. Si presentò e mi resi
conto immediatamente che era stato catturato dalla bellezza di Clotilde. Dopo
aver chiesto, con un forte accento inglese, i nostri nomi e dove poter trovare
un alloggio, si allontanò verso il paese. Passammo il resto della mattina a
fantasticare su quell’uomo. Ci chiedevamo il motivo del suo arrivo, ci
chiedevamo chi fosse e quanto si sarebbe fermato. Poco dopo stavo accompagnando
tua zia a casa, quanto ce lo siamo ritrovate davanti. Lui si offrì di continuare
la strada con lei e così li lasciai soli. Non so cosa mi fosse preso. Sono
sempre stata molto prudente, ma qualcosa nello sguardo di tua zia e di
quell’uomo, mi convinse che era la cosa giusta da fare. Vidi Clotilde solo una
volta durante la settimana in cui Alfred, così si chiamava, rimase in paese. Ci
vedemmo al tramonto e mi disse semplicemente che si era innamorata follemente
del forestiero e che mi avrebbe raccontato tutto al più presto. La rividi tre
giorni dopo, in lacrime e distrutta dal dolore.”
Fece una pausa e così approfittai per voltarmi verso ? e
osservare l’espressione sul suo viso. Lui si accorse del mio sguardo, ma era
troppo preso dal racconto per prestarci davvero attenzione.
“Passarono quella settimana praticamente sempre insieme.
Clotilde disse ai suoi genitori che voleva stare con me perché stavo passando
un momento difficile e loro, con nostra grande sorpresa, per una volta non
dissero niente. Ma in paese si iniziò a vociferare ed era dura tenere le voci a
bada. Cercai di fare in modo che tutti ci credessero insieme e che
immaginassero Alfred in giro per le campagne e, senza nemmeno volerlo, dopo
qualche giorno iniziarono tutti a pensare che fossi io la donna che aveva conquistato il
forestiero. Non so come successe, ma successe. Volutamente, decisi di
non smentire le dicerie: volevo bene a tua zia come ad una sorella e desideravo
che avesse l’opportunità di godersi quei pochi giorni con l’uomo che amava; anche
se poi, lui, le ha spezzato il cuore.”
Disse quest’ultima frase guardando ? dritto negli occhi e
lui prese quel gesto come un invito a parlare.
“E’ un po’ più complicato di così.”
“Lo so, caro. Conosci questa parte della storia sicuramente meglio di me.”
[Continua...]
B.
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