La giornata passò e non riuscii a pensare a nulla se non a
lui. Chissà lo scalpore in paese: non vedevano spesso volti nuovi. Cercai di
distrarmi cucinando una torta, ma i pensieri tornavano ai suoi occhi e al
momento in cui i miei, da loro, si erano dovuti staccare.
Nel tardo pomeriggio feci una lunga passeggiata con J, ma ? rimase nella mia testa per tutto il tempo. Non potevo continuare così. Non
sapevo praticamente nulla di quell’uomo: non sapevo che cosa faceva nella vita,
non sapevo dove fosse nato e da dove venisse, non sapevo cosa l’aveva portato
nei boschi dietro casa mia, non conoscevo i suoi gusti, non sapevo quanti anni
avesse, non sapevo… J abbaiò. Eravamo ormai vicini a casa e non capì il motivo
della sua agitazione finché non girai l’angolo e lo vidi. Era seduto per terra
a leggere. Lo zaino buttato sul ciglio della strada, i capelli mossi dal vento.
Sollevò lo sguardo e sentì il mio cuore accelerare quando lo
posò su di me. Si alzò e mi venne in contro.
“Non so nemmeno come ti chiami.”
Fece una pausa.
“Ma non sono riuscito a smettere di pensare a te nemmeno per
un secondo. E volevo sapere se anche tu hai pensato a me, almeno la metà di
quanto abbia fatto io.”
Rimasi immobile senza sapere cosa dire. Mi resi conto in
quel momento che non gli avevo mai detto il mio nome, ma soprattutto mi resi
conto che quello che avevo visto nel suo sguardo durante le ore insieme, non
era frutto della mia immaginazione. Pensavo di aver interpretato qualcosa che
non c’era, pensavo di aver dato importanza a qualcosa che non esisteva. E invece
mi sbagliavo.
“Anna.”
Fu l’unica cosa che riuscì a dire. Lui continuava a
guardarmi. Lo vidi avvicinarsi lento.
“Anna.”
Ripeté.
Era sempre più vicino. Si fermò a pochi centimetri dal mio
corpo, ma quella vicinanza improvvisa non mi mise a disagio.
“Si.”
Dissi.
Lui mi guardò con aria interrogativa.
“Si, anch’io non sono riuscita a smettere di pensare a te.”
Le sue labbra si dischiusero in un sorriso e io mi persi tra
le linee del suo volto. Ci guardammo per alcuni istanti e poi, quelle labbra
che tanto desideravo, si appoggiarono alla mie. Fu un bacio intenso e pieno.
Dopo cena ci sedemmo in giardino. La luna era sempre più luminosa, le stelle sempre più opache. Le sue braccia mi cingevano, i suoi occhi
erano nei miei, le nostre parole scorrevano veloci e, come la notte precedente,
non ci accorgemmo del tempo che passava. J si era abituato incredibilmente
presto alla presenza di quell’uomo che sedeva con me e che non volevo lasciar
andar via.
Mi disse che si sarebbe fermato per la notte e, dopo anni,
un sentimento molto simile alla felicità si fece largo dentro di me. Lo guardai
e lui mi baciò. Sapevo così poco di lui e lui non sapeva praticamente nulla di
me, ma un filo sottile e invisibile ci aveva già legati stretti.
“Hai voglia di un po’ di vino?”
“Volentieri.”
“Fermo qui allora. Arrivo subito.”
Andai a prendere una bottiglia e due bicchieri e tornai
accanto a lui.
“Domani cosa farai?”
“Non lo so.”
“Partirai?”
“Non lo so.”
Il mio viso si fece pensieroso e lui mi strinse a sé. Per un
po’ regnò il silenzio. Ad un certo punto J si alzò e si diresse verso di noi.
Appoggiò il muso sulle gambe di ? e lo guardò. Non l’avevo mai visto
avere una reazione del genere. ? lo accarezzò e, avvertendo il mio stupore,
mi chiese se era la prima volta che si comportava così. Dopo avergli detto di
si, il silenzio calò di nuovo su di noi. Non so quanto tempo passammo in quella
posizione: io stretta a lui e J sulle sue gambe che si faceva coccolare.
“Ti va se rientriamo?”
Iniziavo ad avere freddo.
“Certo.”
Mentre entravo in casa sentii di nuovo i suoi occhi su di
me. Mi raggiunse e mi prese per la vita tirandomi a lui; mi girai e qualcosa
dentro di me si ruppe. Mi prese il viso tra le mani e la passione che era nata
in quelle poche ore scoppiò in un istante.
[Continua...]
Ps: mi rendo conto che dovrei decidermi a darli un nome...
B.
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