Il sole illuminava la collina, il vento faceva vibrare le
foglie, il mio sguardo viaggiava e tendeva le mani verso un passato che ormai
non c’era più, verso una vita finita. Era così lontano quel giorno di tanti
anni fa; da quel giorno sono morta e rinata almeno un centinaio di volte.
J stava correndo nel campo, a tratti si fermava per
guardarmi, come per accertarsi che fossi ancora lì. Era il mio unico vero
amico, l’unico che mi amava incondizionatamente e sembrava capisse ogni mio
sguardo. La sua intelligenza a volte mi metteva quasi in soggezione. Eravamo
uniti da qualcosa di unico, qualcosa di più forte di molti legami considerati
puri e autentici.
Lo richiamai e ci avviamo verso casa, così maestosa e così
vuota. Preparai la cena e decisi di mangiare fuori: era settembre, ma il tempo
permetteva ancora di stare seduti tra gli alberi.
Come sempre, anche quella sera mi fermai ad osservare il
cielo. La malinconia s’impossessò di me e i ricordi iniziarono a fluire troppo
velocemente. Cercai di rimetterli in ordine, di nasconderli o ignorarli. Ormai
ero diventata brava a controllarli, a sgridarli nel momento in cui diventavano
troppo irriverenti. Non amavo ricordare, sebbene ci fosse stato un tempo in cui
adoravo il passato. Quel tempo era però finito e ora c’era solo il presente,
c’eravamo solo J ed io.
Il mattino seguente mi svegliai presto: Carla e Finni
sarebbero arrivate da lì a poco per aiutarmi a pulire la casa. Erano due donne
del paese che si erano offerte, qualche anno prima, di venire una volta alla settimana
per darmi una mano. La casa era grande, da sola non ce la facevo a tenerla
pulita: tre piani sono troppi per una persona sola.
Con il passare del tempo avevo trovato in quelle due donne una
compagnia piacevole: si fermavano fino a sera, pranzavamo insieme e, mentre
ci dividevamo i compiti, parlavamo molto. Loro mi raccontavano delle loro
vite, dei loro figli e dei loro ricordi, io mi limitavo a introdurre argomenti
più generali, commentavo i loro racconti e spesso, ci ritrovavamo a disquisire
di filosofia, storia, politica e molto altro. Sebbene fossero donne di un
piccolo paesino di campagna, erano entrambe amanti del sapere e ben informate;
prestavo volentieri loro qualcuno dei miei innumerevoli libri che ci trovavamo poi a commentare insieme. Il loro arrivo era sempre un punto colorato nei miei
giorni in bianco e nero, anche se la solitudine era ormai diventata parte di
me. Non so cosa pensassero in paese e non me ne importava. Carla e Finni non
accennavano mai a nulla e a me andava bene così. Scendevo solo per fare la
spesa e per comprare le altre poche cose di cui avevo bisogno, inclusi i libri,
una volta alla settimana. Fortunatamente c’era una piccola libreria vicino alla
chiesa. Il proprietario si limitava a salutarmi appena entravo e a scuotere la
testa per il resto del tempo. Credo che fossi la sua cliente migliore.
[Continua...]
B.
'..Due giorni dopo, lo accompagnai all'aeroporto. J. aveva già letto gran parte del mio testo e mi fece notare una frase: ''Tutto ciò che accade una volta potrebbe non succedere mai più. Ma tutto ciò che succede due volte finirà per accadere anche una terza.'' Gli domandai cosa intendesse dire. ..' P.C. (Le Valchirie) Spunto d'autore;)
RispondiEliminaLeggo Coelho, ma Le Valchirie mi manca...non sapevo ci fosse un personaggio omonimo al mio:)
Elimina...bellissima la frase