Detesto essere fraintesa. Sarà per questo, che spesso scrivo
poesie o pensieri “ermetici”. Ho il timore che, chi legge, possa interpretare
erroneamente le mie righe o ricondurre le mie parole a situazioni o emozioni
estranee al contesto. A volte scrivo pensando a determinati avvenimenti o
persone, ma la maggior parte delle volte scrivo e basta. Specialmente sul blog.
Se metto nero su bianco pensieri riferiti a qualcosa di reale, o mi butto
nell’ermetismo più totale, o semplicemente li affido a qualche cartella del
computer negandogli il diritto di essere pubblicati qui. Ho sempre pensato che
scrivere sia rivelare una parte di sé, ma c’è differenza tra il farlo sapendo
che qualcuno leggerà il prodotto finito e il farlo sotto forma di “diario
segreto”, il più delle volte non finito. Ultimamente ho la sensazione che le
parole siano intrappolate nei miei muscoli. Sento il bisogno di agitare le mie
dita sulla tastiera, ma dopo qualche riga tutto si ferma. Blocco creativo? Non
credo. Quello ce l’hanno gli scrittori e sebbene spesso mi illuda di esserlo,
sono conscia di dover fare ancora molta strada per diventarlo. Se fossi una
scrittrice, riuscirei a concludere almeno una delle milioni di idee che ho in
testa, riuscirei a proseguire i racconti e i potenziali libri oltre due pagine
Word. E’ un periodo che scrivo e rinnego tutto
immediatamente. Credo che il grumo di pensieri che ho in testa si rifletta
sulle pagine bianche che mi si parano davanti: impulsività, paura, immobilità,
ansia, frenesia, impazienza. Ecco, è risuccesso: mi sono bloccata. Avevo
un’idea, ma non riesco a renderla reale.
La metà di ciò che
scriviamo è dannosa, l'altra metà è inutile.
Henry Becque
B.
Bi! Forza! Che fino ad ora hai fatto un lavoro magnifico. O per lo meno mi hai presa moltissimo! E non solo me!
RispondiEliminaDai :)
Mi fa davvero tanto piacere!grazie :)
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