[QUI la quarta parte]
J iniziò ad abbaiare: Carla e Finni erano arrivate. Uscii a salutarle, ma non feci quasi in tempo a raggiungerle che Carla mi corse in contro e mi abbracciò.
“Tanti auguri tesoro mio!”
Era il mio compleanno? Ormai, da tempo avevo perso il conto
dei giorni e il mio compleanno era semplicemente precipitato nella confusione.
Balbettai un “Grazie” che fu immediatamente seguito dagli
auguri di Finni. Quel giorno compivo ventisei anni. Sebbene le due donne
sapessero quanto detestassi festeggiare, mi avevano portato una piccola torta
al cioccolato e un regalo. Feci mille storie prima di aprirlo, ma alla fine fui
obbligata da Carla, pena: l’arrivo di un altro regalo e di un'altra
torta.
Il pacchetto conteneva le opere complete di Nietzsche,
filosofo che adoravo, ma di cui non possedevo nulla; fatto che mi sconvolgeva
ogni volta che osservavo i titoli della mia libreria. Apprezzai profondamente
il regalo e non lo nascosi a Finni e a Carla che, felici , esclamarono quasi
all’unisono:
“E ora al lavoro!”
Mentre finivamo di pulire il salotto, presi coraggio e
dissi:
“La scorsa settimana sono andata da Anna. Volevo vederla per
capire se potesse essere davvero lei l’amante di quell’uomo di cui mi avete
parlato. Ho giustificato il mio entrare nella sua bottega con dei pantaloni che
avevo la necessità di stringere.”
“L’hai fatto davvero?” esclamò Finni.
“Si, l’ho fatto davvero.”
“E non si è spaventata?” aggiunse Carla con fare
indifferente.
“Ah ah ah. Non faceva ridere Carla!S e me ne sto per i fatti
miei, non è possibile che susciti terrore non appena qualcuno mi vede in
paese! E poi sono abituati a vederti. Una volta alla settimana, ma mi vedono.”
“Si, ma lei non ti aveva mai visto!” precisò.
La guardai in silenzio e lei si affrettò a dire:
“Tesoro lo sai che scherzo. Non te la prendere. In ogni caso
si sarà stupita di vederti.”
“In effetti appena sono entrata mi è parso di averla colta
di sorpresa.”
“Poco male. In ogni caso a che conclusione sei giunta?”
Finni si era unita alla conversazione.
Carla l’apostrofò:
“Non eri tu quella che diceva di lasciare perdere questa
storia?”
“Assolutamente si!Però, ciò non toglie che possa essere
curiosa.”
“In ogni caso”, mi affrettai ad aggiungere, “in passato deve
essere stata una donna davvero bella e mi piace credere che sia stata lei la
fortunata.”
“A me piacerebbe scoprire se effettivamente lo è stata.”
“Se indagassi?”
Proposi entusiasta.
“No, no e poi no! Non ci pensate neanche!”
Sbottò Finni.
“E invece si! Tesoro lo faresti davvero?”
“Potrebbe essere un nuovo passatempo! Anche perché si, J
tiene compagnia, ma la noia incombe.”
“E’ deciso allora! Bisogna solo trovare dei pantaloni da far
stringere!”
“Io mi dissocio completamente da questo complotto. Carla,
qualche volta mi chiedo se tu non ti sia fermata all’ adolescenza. Hai
sessantacinque anni! Non puoi comportarti così!”
Finni si stava visibilmente
innervosendo.
“E’ un piccolo paese il nostro. I divertimenti sono davvero
pochi. Lascia a una povera vecchia un po’ di entusiasmo!”
“E se poi non è Annetta?”
“Avremo fatto un buco nell’acqua. Tesoro, difendimi un po’
da quest’arpia!”
“Non voglio mettermi in mezzo a voi due. Finni, lo so che
patisci queste cose, ma ti prometto che sarò molto discreta e se mi renderò
conto che è meglio uscire di scena uscirò di scena. Non sono una stupida.”
“Lo so cara.”
“Terrò aggiornata anche te sugli sviluppi!”
“Non ho dubbi!” disse Finni, accennando un sorriso.
Qualche ora, un pranzo e una discussione su Foscolo dopo,
avevamo finalmente finito la pulizia settimanale.
Salutai le due donne e assicurai a Carla che l’indomani, dopo
la spesa, sarei andata da Anna a indagare. In soffitta avevamo trovato dei
vecchi pantaloni della mia prozia. Erano una 46, io avevo una 42. Sicuramente
erano da stringere, ma non reggevano affatto come scusa. Erano neri, sformati e
con delle applicazioni sparse terribili. Avrei detto ad Anna che mi ero
appassionata da poco al vintage. Il peggio è che non ci avrebbe mai creduto.
[Continua...]
B.
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